Grozny, un viaggio inaspettato.

Dal 3 al 9 ottobre sono stato invitato come relatore ad una conferenza nella città di Grozny, capitale della Repubblica Cecena, una delle molte repubbliche che compongono la Federazione Russa. Dato il tema della conferenza, religione e politica, era chiaro che la città non fosse stata scelta a caso. Non avevo mai visitato questa parte della Russia, e non nascondo che inizialmente avvertivo un pò di tensione al pensiero di dover andare nella capitale di quella che viene definita, anche dalla unità di crisi della Farnesina, come una delle repubbliche più pericolose della Russia. Anche mia moglie, pur essendo russa, inizialmente non era molto in vena di accompagnarmi, anche se alla fine la curiosità e la voglia di conoscere un altro angolo di Russia ha avuto la meglio.

Siamo partiti la mattina del 3 ottobre da San Pietroburgo, dove viviamo attualmente con i nostri due gatti, con un SSJ-100 della compagnia Azimuth alla volta di Grozny, dove siamo atterrati dopo circa tre ore e mezza di volo e circa 2500 km percorsi. L’aeroporto ci ha sorpresi subito, un solo terminal per arrivi e partenze, una sola pista; tuttavia tutto estremamente efficiente. Appena usciti dall’aeroporto siamo stati investiti dalla nuova particolarissima atmosfera; proprio all’uscita dell’aeroporto vediamo una bellissima moschea con quattro minareti. Da subito, appena arrivati in città abbiamo potuto constatare le dimensioni del lavoro di ricostruzione della città. Se non si fosse a conoscenza degli eventi della guerra cecena che hanno determinato la distruzione della città, si faticherebbe a credere al fatto che la città sia stata quasi completamente ricostruita a partire dalle maceria lasciate dalla guerra. La città ora ospita tre università, tra cui l’università islamica e l’università tecnica del petrolio. Nonostante il viaggio e la sistemazione in ostello siamo comunque riusciti a provare subito il primo piatto tradizionale ceceno, il Jijig Galnash.

La mattina successiva abbiamo deciso di visitare il locale bazar, altra esperienza veramente interessante. Il bazar è grandissimo, si può trovare di tutto, cibo, vestiti, elettrodomestici, materiale per la scuola, dolci. Ne ho approfittato per regalare a mia moglie un vestito tradizionale ceceno. Nel pomeriggio abbiamo fatto un giro in centro, ma a causa dei preparativi per i 200 anni della città, che si sarebbero festeggiati il giorno successivo, molti luoghi erano in allestimento.

Il 6 è senza dubbio stata la giornata più intensa. Al centro tutto era in festa e nella piazza principali erano stati allestiti degli stands tematici delle varie repubbliche, Cecenia, Inguscezia e Dagestan, in cui era possibile vedere gli abiti tradizionali, le creazioni artiginali di legno, piatti tipici e danze. In questa splendida cornice abbiamo avuto la fortuna di incontrare un ex dipendente del ministero della cultura della Cecenia, che parlava un ottimo inglese con cui siamo diventati amici. Questo simpatico signore, Vakha, non ha esitato un attimo a condurci a cuore aperto all’interno della cultura del suo popolo, che ci tengo a ricordare, non mi ha mai fatto sentire estraneo. Una volta informato dello scopo della nostra visita è stato ben contento di prendere parte alla conferneza del giorno successivo in qualità di traduttore. Durante i festeggiamenti per i 200 anni, ho iniziato ad assaporare un concetto di ospitalità che io ritenevo non esistesse più, ogni stand era un invito a tavola, a sedere con tutti gli altri, come se fossimo sempre stati di famiglia; Credo di aver pranzato e cenato almeno sei volte in questa giornata. La moschea che si trova in centro è meravigliosa, fatta in marmo bianco su modello della moschea blu di Istanbul, progettata per accogliere fino a diecimila fedeli contemporaneamente.

Tralasciando i dettagli professionali della conferenza, nei due giorni seguenti abbiamo continuato ad esplorare la parte meno turistica e “ostentata” della città. Qui abbiamo avuto la conferma della fantastica ospitalità che è parte integrante della cultura e della tradizione del popolo ceceno. Assolutamente da provare sono il locale shashlik di pecora e il the con aggiunta di varie marmellate di bacche. Se si ha la possibilità di spostarsi fuori da Grozny consiglio la visita alla moschea della città di Argun, edificata dal presidente Kadirov in onore della madre, una moschea meravigliosa, per molti versi molto più suggestiva di quella di Grozny se visitata di notte.


Concludendo vorrei ripetere quello che ho detto alla conferenza stampa con il ministro per la gioventù del governo ceceno:  invito tutte le persone che hanno voglia di visitare una terra ricca di cultura, di storia, di tradizioni, di buon cibo e di stupendi panorami a visitare la Cecenia, la terra di un popolo che ora desidera ardentemente la pace e che, come mi ha detto un esponente politico locale, dopo aver dimostrato di essere un popolo di eccellenti combattenti, ora desidera anche essere considerato un popolo di eccellenti pensatori.

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